Competitività aziendale con il Social Business: un’intervista a Stefano Vitta

Stefano Vitta collabora come web strategist con Connexia, agenzia di comunicazione multicanale. E’ inoltre uno dei promotori dell’associazione WOMMI (Word Of Mouth Marketing Italia).
E’ uno degli speaker del Social Business Forum (OpenConference) in cui tratterà i temi legati al Social CRM in un panel dedicato assieme ad esperti italiani e internazionali
Maggiori informazioni su di lui: http://www.aghenorblog.com/chi-sono/

l’intervista originale è di Gabriele Persi pubblicata su: http://atominofvg.wordpress.com/2011/05/20/stefano-vitta-social-business-forum/

Ciao Stefano! Volevo sapere.. anzi, iniziamo da qui: chi è veramente Stefano? 

Più passo il tempo in rete, lavorando su progetti sempre diversi, e più ho difficoltà a rispondere a domande del genere.
Lo scenario in cui mi trovo a lavorare è talmente flessibile ed in rapida evoluzione che la sensazione di essere inadeguato per svolgere gli incarichi che mi vengono assegnati è costante. Allo stesso tempo lo stimolo maggiore arriva dalla necessità di dover imparare sempre cose nuove e sperimentarle sul campo.
Mi piace pensare di essere un innovatore ma in realtà cerco solo di tenere il passo con il mondo che cambia.

Bene.. allora continuiamo con una provocazione: “il Social Business è efficace, dal punto di vista gestionale ed economico, solo in un’azienda medio-grande”. Che ne pensi?

Sia per le grandi che per le piccole imprese vale un principio fondamentale: aver ben chiaro l’obiettivo che si vuole ottenere  utilizzando strategie di comunicazione e relazione sui social network.
Nel caso di una PMI, in cui le risorse economiche sono limitate, mi concentrerei sulla possibilità di monitoraggio (ascolto) del proprio target di riferimento piuttosto che sulla promozione di prodotti e servizi.
In un secondo momento è possibile svolgere piccoli esperimenti con l’obiettivo di creare una relazione, basata su una serie di interessi comuni, tra l’azienda ed il target con l’obiettivo di far partire una collaborazione reciproca capace di ampliarsi coinvolgendo sempre più utenti. Alle PMI consiglio di sperimentare solo se in grado di comunicare una vera passione in quello che fanno.

A proposito di passione.. quotidianamente assistiamo ad una gara “a chi parla peggio” della società italiana.
Ti va di fare il “cattivo con i cattivi”? Dimmi un aspetto positivo nel rapporto fra imprese e Social Business in Italia.

La mia sensazione è che a parlar male siano spesso quelli che con le grandi aziende non hanno mai lavorato e hanno scarsa conoscenza delle complesse dinamiche che regolano la struttura di una corporation. Errori ne sono stati fatti ma alla fine è solo sbagliando che si impara a gestire uno scenario nuovo come quello del Social Business. Ad oggi il management è molto più competente ed incomincia a comprendere il potenziale dei canali social sia vari fronti in cui può essere applicato.  Nei prossimi anni vedranno la luce diversi progetti di ampio respiro in questo senso.

Ormai lo sanno anche i bambini: il primo cliente di un’azienda sono i suoi dipendenti.
Come è cambiato il rapporto tra un’impresa e il suo personale dopo l’avvento dei Social Media?

Ci sono aziende che hanno una rete di dipendenti tale da far concorrenza a molte fan page di successo.
Riuscire a gestire e veicolare un passaparola positivo anche attraverso i propri dipendenti dovrebbe essere scontato e invece è ancora un aspetto poco preso in considerazione. Per ora la principale preoccupazione è quella di non avere persone che parlino male della propria azienda su Facebook. Il problema è che le aziende non sono ancora organizzate per gestire una relazione bidirezionale al proprio interno. Vige ancora un organigramma piramidale che non può essere applicato alle dinamiche di relazioni “social”. Se la cultura aziendale si focalizza sul divieto di diffondere commenti negativi, invece di analizzare i motivi perché questo succede, la strada da percorrere è ancora lunga.

Bibliografie e sitografie di tutto il mondo sono piene di “segreti per costruire una community di successo”.
Ma quali sono le cose da NON fare in una community interna?

Interne od esterne, le community non si creano ma già esistono in ogni contesto sociale grazie ad un naturale sentimento di aggregazione tra i membri. Si tratta quindi di saperle identificare ed organizzare, fornendo strumenti utili agli utenti e rispettando le loro necessità. Quello che NON bisogna fare è semplicemente cercare di organizzare una community senza esserne un membro effettivo e come tale essere riconosciuto dagli altri membri.

C’è un aspetto del Social Business aziendale che mi incuriosisce molto: la geolocalizzazione.

Ammetto di avere ancora un po’ di confusione sullo sviluppo di questo scenario. Ho letto diverse case histories ma i numeri ancora non mi convincono. Per ora ritengo la geolocalizzazione come un utile strumento per progetti di più ampio respiro.

Cambiamo per un attimo prospettiva.
Quale poesia, canzone o opera d’arte secondo te può rappresentare il Valore del Social Business?

Beh potrei dire la Monnalisa.
Ho lo stesso sorriso ogni volta che leggo il brief di nuovo progetto.
Non so però se si tratta di un effettivo valore tenendo conto che immediatamente mi saltano in mente le potenzialità e allo stesso tempo le complesse criticità da gestire.

Terminiamo con la più classica delle domande:
ci dai un altro motivo per cui vale la pena rinunciare al mare e venire a sentire il tuo speech al Social Business Forum?

Spesso mi sento dire che non sono bravo a promuovere me stesso e quindi questa domanda mi mette in difficoltà. La posso dribblare dicendo che sono in ottima compagna?

Certo, ottima risposta! ;) Ci vediamo l’8 giugno, allora.

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